unpalombaro

unpalombaro@gmail.com

Non pretendo che uno porti sulla punta della lingua i segreti della sua vita … ma deve dirmelo senza parole, deve dirmelo il suo tono, la sua presenza, il suo volto, quello che fa. Quando mangio e bevo con lui, dormo sotto il suo tetto e tratto con lui, voglio sapere su che cosa poggia la sua vita, e non con parole espresse. Su tale base posso cimentarmi con banditi e cercatori d’oro, con galeotti, con senzatetto di New York, con chi vuoi.

ma non mi posso immedesimare in colui che non sa egli stesso su che cosa poggia, che giace sopra la vita come un polipo e con uno dei suoi tentacoli succhia questo, con l’altro quello.

in tutto quello che fanno c’e’ qualcosa di irreligioso - non so altra parola. Sono forse io stesso un uomo religioso? No. Ma vi è anche una religiosità della vita, e questa si trova in un contadino duro, parco, avaro, e può trovarsi anche in uno scellerato desperado ladro di cavalli, e trovarsi nell’ultimo dei marinai, e si può conciliare con l’estrema scelleratezza, e la fede nella bottiglia di gin può ancora essere una sorta di fede. Ma qui, fra i tedeschi colti e abbienti, qui non mi sento a mio agio. quella piccola favola mi è sembrata sempre sciocca, e ora la comprendo di colpo: quella dell’uomo del bosco, che rabbrividì e fuggì nel bosco quando sentì il contadino che una volta diceva bianco e una volta nero come se nulla fosse. Anch’io sono colto più di una volta da un brivido simile. Ma dov’è il mio bosco, in cui mi senta a casa?

Hofmannsthal, le lettere del rimpatriato, la seconda

  1. colcavolo reblogged this from unpalombaro
  2. unpalombaro posted this