la parola «meritocrazia» è l’ultimo trucco della comunicazione: essa rimane sempre inseparabile dal significato peggiorativo di chi l’ha inventata, il politico inglese laburista Michael Young che in un libro del 1958 prendeva di mira una società in cui una minoranza di privilegiati si avvaleva dei criteri di selezione tendenziosi e settari per impedire l’ascesa sociale di quanti erano sfavoriti dal fatto di appartenere alle classi inferiori. In un famoso articolo pubblicato nel 2001, Young protestò energicamente contro l’uso positivo che membri molto influenti del suo stesso partito facevano di questo termine. In effetti c’è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che si faccia appello ai «meriti», quando il sistema di selezione per valutarli, attraverso la scuola pubblica e l’università, è stato completamente distrutto dalla comunicazione.

(M. Perniola)

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